QUANTE SEDUTE CI VOGLIONO PER OTTENERE RISULTATI?

Proprio perchè si tratta di un training altamente soggettivo e ogni cervello ha un ritmo proprio non si può prevedere il numero di sedute necessarie per ciascuno ma si consiglia un ciclo di 20 almeno una volta la settimana (inizialmente meglio 2 quando possibile). Il processo di cambiamento non è prevedibile, può essere fluido e graduale o incontrare delle fasi. A volte possono emergere dei disagi legati alle disfuzioni esistenti, ma nel tempo non perdurano grazie alla riorganizzazione del cervello. L’80 % dei clienti si dichiara soddisfatto dei cambiamenti ottenuti.

COME FUNZIONA LA SEDUTA?

Durante la seduta (che dura circa 35 minuti) la persona si siede comodamente su una poltrona e ascolta della musica in cuffia. Vengono posti sulla testa della persona 5 sensori che hanno la funzione di raccogliere l’attività cerebrale e inviare i segnali al software di un computer che analizza l’attività delle onde cerebrali per 256 volte al secondo. Ogni volta che il software rileva un eccesso di variabilità interna, segno di una attività non ottimale del cervello, il software provoca una microinterruzione della musica, “disturbando” il cervello nel momento stesso in cui il cervello sta funzionando in modo incoerente, informandolo quindi proprio di questo suo “non ottimale” funzionamento.
In questo modo il software manda al cervello una informazione di ritorno (attraverso l’interruzione nella musica, non viene inviata alcuna stimolazione elettrica) rispetto al suo “errore” e in questo modo il cervello viene stimolato a riorganizzarsi in modo più funzionale. Il cervello in questo modo ha la possibilità di imparare dai suoi “errori” e viene stimolato a creare nuove modalità di funzionamento attraverso nuove connessioni neuronali.
La seduta è per tali motivi identica per tutti, indipendentemente dal bisogno o motivazione che ha portato la persona ad utlizzare il neurofeedback dinamico non lineare. D’altra parte ogni singola seduta è diversa di volta in volta da persona a persona e anche per la stessa persona, perchè il softeware lavora in modo specifico per quella persona in quel momento.

HA EFFETTI INDESIDERATI?

Il neurofeedback dinamico non lineare NeurOptimal non è un dispositivo medico e non è assolutamente invasivo. Talvolta dopo le prime sedute alcune persone riferiscono una flessione del miglioramento (se era già stato ottenuto) o un lieve intensificarsi dei sintomi, reazioni che scompaiono con il proseguire del training. Al di là che venga utilizzato in integrazione o meno ad un percorso psicoterapico, nella nostra attività professionale riteniamo che sia comunque fondamentale la presenza di un operatore ben formato nell’accompagnare la persona durante questa esperienza e nel suo processo di cambiamento.

COME E’ POSSIBILE CHE FUNZIONI PER TANTE SITUAZIONI DIVERSE?

I risultati trasversali del sistema di neurofeedback dinamico non lineare NeurOptimal dipendono dal fatto che lavora direttamente sull’ottimizzazione del funzionamento del sistema nervoso centrale, e non su una patologia/dimensione specifica. Per questo, in quanto “generale strumento di benessere”, può portare benefici a diversi livelli, da una ottimizzazione della prestazione per chi non ha particolari disturbi a un miglioramento dei sintomi in chi invece ha una specifica patologia.

CI SONO DATI RIGUARDO LA SUA EFFICACIA?

Le prime pubblicazioni scientifiche sul neurofeedback tradizionale si hanno già a partire già dagli anni ’70 quando vari Autori lo hanno sperimentato nei più frequenti disturbi psichici come ad esempio: nell’ansia, (Garrett ,1976; Egner,2003), nel Disturbo Ossessivo Compulsivo (Hammond,2004), nella Depressione (Hammond 2005), e per ansia e insonnia (Moore,2000; Garrett 2005).
Ad oggi l’Università di Victoria in Canada ha raccolto i dati di più di un milione di sedute e condotti ampi studi statistici che forniscono percentuali di efficacia del training con neurofeedback dinamico non lineare molto incoraggianti, con valori di miglioramento e soddisfazione di chi si è sottoposto al training del 83,3% nell’insonnia, dell’87,2% per l’emicrania e del 72,4% nella tachicardia, condizioni che abbassano significativamente la qualità di vita delle persone. Anche altri disturbi “psicosomatici” traggono giovamento da questa metodica, ad esempio per la fibromialgia e altri dolori cronici l’Università di Victoria riporta milgioramenti percepiti nel 73,8% dei pazienti mentre per disturbi gastrointestinali ne attesta risultati valutati positivi nell’80% dei casi. E’ in corso uno studio italiano condotto in collaborazione con l’Università di Palermo che ne sta valutando l’efficacia per il disturbo da Acufeni o Tinnitus che, sebbene se ne aspettino i risultati definitivi, appare molto promettente in un disturbo invalidante e con scarsa o nulla efficacia da parte di altri approcci. I risultati preliminari evidenziano inoltre che, per i pazienti in cui non si ha una diminuzione dell’intensità e della frequenza dell’acufene stesso, si ha una riduzione dello stato di ansia che spesso a tale disturbo si accompagna e ad altri disturbi secondari come insonnia ed emicrania che rendono il disturbo da acufeni ancora più invalidante, migliorandone quindi l’adattamento e la qualità di vita.
Un altro campo in cui l’Università di Victoria ha condotto studi di efficacia è quello dei problemi dermatologici, spesse volte legati ad aspetti psicosomatici. In questi casi la significativa attenuazione dei parametri legati allo stress porta beneficio nel 70% dei casi.
La dottoressa Jean Alvarez, cofondatrice del Lake Erie Brain Performance Institute di Cleveland, Ohio ha pubblicato nel 2013 un importante studio sulla rivista Integrative Cancer Therapies sull’uso del Neurofeedback dinamico non lineare dove si è misurato il deterioramento cognitivo, la fatica, il sonno e il disagio emotivo (in particolare ansia e depressione) in 23 donne che manifestavano sintomi di chemobrain dopo i trattamenti farmacologici per cancro al seno. Nelle misurazioni di baseline i partecipanti hanno mostrato una grave disfunzione su tutte le misure rispetto alla popolazione normale; dopo 20 sessioni i soggetti erano indistinguibili dalla popolazione normale su tutte le scale del sonno, delle emozioni e della fatica, e su tre delle quattro scale cognitive.
Nello studio di Ali Nazari et al. del 2011 si indica il neurofeedback training efficace per ADHD e non-responders al trattamento farmacologico.

CI SONO CONTROINDICAZIONI?

Ad oggi, con i dati a disposizione, tutti possono avvalersi dell’aiuto fornito dal neurofeedback dinamico non lineare in quanto non esistono criteri di esclusione rispetto ad età, condizione psicofisica o alla presenza di eventuali patologie ad eccezione di forti ipoacusie. Il training non ha effetti collaterali e non è assolutamente invasivo in quanto non impone niente al sistema nervoso centrale ma facilita la corretta processazione dell’informazione da parte del cervello attraverso una informazione di ritorno che non è una “stimolazione elettrica”, bensì un segnale che viene mandato al cervello attraverso una micro interruzione dell’ascolto della musica.

PER CHI E’ UTILE?

Per chiunque abbia un cervello! Ogni volta che si usa NeurOptimal il cervello riceve infomrazione su come sta funzionando, per 256 volte al secondo, ricevendo così una stimolazione e una guida a cercare il suo miglior modo di funzionare. Per questo il sistema Neuroptimal è stato riconosciuto dalla Food and Drug Administration Americana come “general wellness device”, cioè come generale strumento di benessere, al di là di caratteristiche di età, patologia, condizione psicofisica. Aiutando il cervello ad essere più performante (quindi lavorando direttamente sul sistema nervoso centrale) aiuta potenzialmente tutto l’organismo a funzionare meglio e può portare ad un miglioramento dei sintomi qualunque sia la loro origine.

COS’E’ IL NEUROFEEDBACK DINAMICO NON LINEARE?

Il neurofeedback (parola che significa “ritorno di informazione neuronale”) è una metodologia indolore e non invasiva che permette di ricavare informazioni sull’attività elettrica del cervello della persona, allo scopo di utilizzare questa informazione per fa sì che il cervello stesso possa regolare la sua attività ottimizzandola. Si tratta di una metodologia molto avanzata, frutto di un secolo di ricerche in svariati ambiti scientifici, tra cui in modo particolare le neuroscienze.
Ad oggi la più avanzata evoluzione dei sistemi di neurofeedback è quello dinamico non lineare. Nel sistema Neuroptimal 3, unico nel suo genere, è il cervello di ciascun utente a fungere da riferimento, e proprio tale riferimento soggettivo si cerca di ottimizzare, in modo da incrementare l’efficienza mentale e il benessere emotivo.
Si tratta infatti di un sistema che si adatta continuamente alla singola persona in ogni singolo istante; non dirige in nessun modo l’attività del sistema nervoso. Non si tratta quindi nè di uno strumento diagnostico nè di un trattamento medico, ma di una fonte di informazione per il cervello in un allenamento verso un funzionamento ottimale. Non viene impostata una “teorica” normalità (come avviene nei sistemi di neurofeedback lineare che sono stati sviluppati precedentemente) ma viene stimolata l’autoregolazione e l’autopotenziamento.